L’Immacolata: iconografia tra Rinascimento e Barocco

L’Immacolata Concezione è il concepimento della Vergine nel seno di Sant’Anna, o piuttosto, nella mente di Dio che, per una grazia unica, la esenta dal peccato originale. Ella è dunque scelta prima della nascita, concepita prima di Eva e di tutta l’eternità; ecco perché è rappresentata sempre giovane, mentre discende dal cielo sulla terra, per riscattare la colpa di Eva.

Un difficile concetto teologico

Il dogma viene sancito soltanto nel 1854 da papa Pio IX. Il percorso che conduce alla sua definitiva proclamazione, perciò, misura almeno quattro secoli nei quali si intrecciano le furiose dispute teologiche tra francescani e domenicani (i primi, convintamente immacolisti; i secondi, invece, maculisti), gli interventi decisivi delle pubbliche autorità e del magistero della Chiesa e il ruolo non secondario del popolo, intuitivamente a favore del privilegio mariano per mezzo di attività ed iniziative di ordine cultuale consolidate nel tempo, supportate, talvolta, da una specifica letteratura sull’argomento, a partire dal Protovangelo di Giacomo

La disputa dottrinale per Guido Reni

Le controversie dottrinali sono raffigurate, ad esempio, in quest’opera seicentesca di Guido Reni in cui la Vergine, assisa su una nuvola al cospetto di Dio, sovrasta i quattro santi disposti a semicerchio che cercano di approfondire l’argomento. Il pittore indugia con realismo, inoltre, nella resa delle carni dei due santi in primo piano: quello di destra (S. Girolamo?) ha un profilo ossuto e i tendini in evidenza; quello a sinistra ha le pieghe della carne sul fianco destro e l’incavo pronunciato dell’articolazione collo-spalla.

Immacolata Iconografia Pittura Seicento Reni
Guido Reni, Disputa sull’Immacolata Concezione, ante 1620, San Pietroburgo

La travagliata evoluzione del culto determina una sofferta evoluzione iconografica a cui si somma la difficoltà a tradurre in senso figurativo un concetto così astratto e complesso, lontano da ogni intento narrativo.

Il riferimento alle fonti religiose

In un primo momento, infatti, il concepimento di Maria è raffigurato attraverso il casto bacio tra Anna e Gioacchino alla Porta d’Oro.

Immacolata Iconografia Pittura Medioevo Giotto
Giotto, Incontro di Anna e Gioacchino, Cappella degli Scrovegni, 1305, Padova

In alternativa, la Vergine è raffigurata come l’ultimo germoglio dell’albero genealogico della stirpe di Davide (albero di Jesse), inserito nella storia di Israele e perciò appartenente alla vicenda umana. In questa opera, ad esempio, Maria germoglia da una corolla alla sommità dell’albero genealogico della stirpe davidica che affonda le proprie radici nel petto di Adamo. I racemi inquadrano entro tondi gli antenati di Cristo dalle generazioni più recenti a quelle più antiche.

Immacolata Iconografia Pittura
Matteo da Gualdo, Albero genealogico della stirpe di David,
1497, Gualdo Tadino, Museo Civico

In seguito, prevale un complicato schema simbolico derivante da alcune fonti letterarie, come la Bibbia, la letteratura patristica e medievale e la ricca raccolta della Litanie lauretane. 

Durer, ad esempio, fa riferimento al capitolo 12 (par.1-4) dell’Apocalisse di Giovanni per rappresentare il tema:

Poi apparve un gran segno nel cielo: una donna rivestita del sole con la luna sotto i piedi, e sul capo una corona di dodici stelle. Ella era incinta, e gridava nelle doglie tormentose del parto. E apparve un altro segno nel cielo; ed ecco un gran dragone rosso, che aveva sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi. […] E il dragone si fermò davanti alla donna che stava per partorire, affin di divorarne il figliuolo, quando l’avrebbe partorito.

Immacolata Iconografia Pittura
Durer, La donna vestita di luce e il drago a sette teste, 1496-98

Benvenuto Tisi da Garafolo (1481-1559), artista tardorinascimentale della scuola di Ferrara, concepisce un’Immacolata circondata da numerosi simboli, aventi ognuno un’iscrizione latina sottostante, quasi una didascalia esplicativa. 

Immacolata Iconografia Pittura
Benvenuto Tisi, Trinità e Immacolata Concezione, 1528-36, Brera, Milano

I 12 simboli rimandano ad alcuni appellativi mariani che si trovano all’interno della Bibbia e nell’ambito della letteratura cristiana: porta del cielo (porta celi), bella come la luna (pulchra ut luna), fulgida come il sole (ellecta ut sol), città di Dio (civitas Dei summi), sorgente di vita (fons ortorum), specchio senza macchia (speculum sine macula), giglio tra le spine (sichut lilum inter spinas), torre di Davide (turris davitica cum propugnacalis), rosa di Gerico (plantacio rose in Ierico), fanciulla della stirpe di Jesse (virga Iese floruit) , fontana che irrora i giardini (puteus acquarum viventium), giardino recintato (ortus conclusus).

Il tentativo di Vasari

Anche Giorgio Vasari si cimenta nel tema suggerendo una fusione tra l’immagine di Maria nella veste di novella Eva che trionfa sul serpente (Gen 3,15) e la donna vestita di sole dell’Apocalisse. L’attenzione però non è incentrata soltanto sulla Vergine ma sul suo ruolo salvifico a favore dei figli di Eva. Le figure sottostanti, infatti, sono incatenate all’albero del peccato, in cui è visibile il diavolo, e hanno le torsioni e le movenze di ispirazione michelangiolesche.

Immacolata Iconografia Pittura
Vasari, Allegoria dell’Immacolata Concenzione, post 1541, Uffizi

La semplificazione arriva dalla Spagna

Ma è con i pittori spagnoli di epoca barocca, Jusepe de Ribera (1591-1652) e, sopratutto, Bartolomé Esteban Murillo (1617-1682) che l’iconografia subisce una semplificazione e un’armonizzazione che si risolve in un impianto compositivo semplice ed energico che si adatta alle richieste della committenza. Ormai, la singolare prerogativa mariana ha raggiunto una riconoscibilità da parte dei fedeli. Le Vergini di Murillo sono semplici, soffuse di graziosa amabilità, abbattono ogni distanza tra il divino e l’umano perché ispirate alla spiritualità francescana, tanto cara all’autore.

Immacolata Iconografia Pittura
Murillo, The Immaculate Conception, 1645-55

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