I ritratti medievali di S. Francesco

I primi veri ritratti della pittura moderna raffigurano Francesco d’Assisi (1182-1226): la sua possente personalità e la sua opera si fissano per sempre nei cuori della gente. Dopo due anni dalla sua morte, diventa santo (1228), quando sono ancora in vita la maggior parte di coloro che l’hanno conosciuto, visto da vicino e ascoltato la sua parola.

Le rappresentazioni figurative di Francesco non sono esposte soltanto nei luoghi di culto ma anche nelle case private, quasi a tener viva la sua memoria. La difficoltà dei primi ritrattisti sta nell’uniformare la sua nuova figura di santo all’immagine dell’uomo vero, così popolare e rivoluzionario.

Cosa dice il suo biografo

Ne La Vita prima di Tommaso da Celano (biografo dell’assisiate), a proposito dell’aspetto esteriore di Francesco, si legge:

Era uomo facondissimo, di aspetto gioviale, di sguardo buono, mai indolente e mai altezzoso. Di statura piuttosto piccola, testa regolare e rotonda, volto un po’ ovale e proteso, fronte piana e piccola, occhi neri, di misura normale e tutto semplicità, capelli pure oscuri, sopracciglia diritte, naso giusto, sottile e diritto, orecchie dritte ma piccole, tempie piane, lingua mite, bruciante e penetrante, voce robusta, dolce, chiara e sonora, denti uniti, uguali e bianchi, labbra piccole e sottili, barba nera e rara, spalle dritte, mani scarne, dita lunghe, unghie sporgenti, gambe snelle, piedi piccoli, pelle delicata, magro, veste ruvida, sonno brevissimo, mano generosissima. Nella sua incomparabile umiltà si mostrava buono e comprensivo con tutti, adattandosi in modo opportuno e saggio ai costumi di ognuno.

Uno dei primi ritratti di Francesco si trova nel Sacro Speco di Subiaco dove, secondo un’antica tradizione, nel 1222, il Santo si reca per venerare il fondatore del monachesimo occidentale, San Benedetto.

Nell’affresco, è senza aureola e senza stimmate, vestito con una tunica grigia cinta da una corda con un alto cappuccio. Un’iscrizione riporta semplicemente il nome Frater Franciscus, mentre, nella mano sinistra c’è un cartiglio con le parole Pax huic domui. I tratti del viso lungo e magro, con la fronte di ampiezza media, il naso dritto, gli occhi grandi sotto le sopracciglia non foltissime, la bocca delicata dalla labbra sottili, il collo magro concordano con la descrizione di Tommaso da Celano. Sorprende, soltanto, il colore biondo dei capelli e della barba. Ad ogni modo, il suo aspetto non ha nulla di spregevole (come lo descrisse Innocenzo III) ma è di una evidente signorilità.

Alla stessa scuola e periodo (prima metà del XIII sec.), appartiene un ritratto, attribuito a Margheritone d’Arezzo, conservato nella chiesa di San Francesco a Ripa in Roma, dove il Santo si ferma a vivere e pregare durante le sue visite a papa Innocenzo III. I tratti del viso sono delicati, la bocca fine e piacevole, l’incarnato ha un tono caldo, il naso è lungo, i grandi occhi sono neri e la barba è bionda e rada. La presenza delle stimmate e dell’aureola attestano il dipinto dopo il 1228. Il libro riporta le parole: Qui vult venire post me abneget se ipsum et tollat crucem.

La tavola di Pescia

Al 1235, risale la famosa tavola di Pescia, realizzata da Bonaventura Berlinghieri, in cui la figura del Santo è inserita tra due angeli a mezza figura e alcune piccole scene della sua vita. Francesco presenta una lunghezza esagerata e sembra fluttuare nell’aria, con i piedi a penzoloni. In linea con i precedenti ritratti, il viso è allungato, gli occhi sono scuri, la barba bionda e tagliata a punta, il naso affilato. Cominciano a determinarsi gli attributi iconografici tipici: il libro, le stimmate, il cordone con tre nodi (che alludono ai tre voti della Regola: povertà, ubbidienza e castità), il cappuccio, il libro della Regola.

Ritratto San Francesco Medioevo Pittura

Interessante appare il San Francesco ritratto all’interno del Battistero medievale di Parma poiché offre un’immagine più vivace: un po’ curvo, di statura ed aspetto “spregevole”, con tratti privi di bellezza ma trasfigurato dalla fiamma dell’ispirazione mentre predica al popolo. Privo delle stimmate ma con l’aureola, di fronte a lui sta un grande Serafino, con sei ali.

Ritratto San Francesco Medioevo Pittura

Quanto più ci si inoltra nel XIII secolo, tanto più si accentua l’elemento ascetico, grazie a pittori come Margherito d’Arezzo che lavora in numerosi conventi dell’ordine. I ritratti presenti, ad esempio, nel Museo Cristiano Vaticano o in quello Medievale e Moderno di Arezzo, ripetono il modello dell’uomo magro, dal viso scarno, grandi occhi scuri, lungo naso dritto, rughe fortemente marcate sulla fronte.

La mano di Giotto

Con Giotto, nella basilica superiore di Assisi (1290-95), si ha un vero cambiamento rispetto agli esempi della tradizione pittorica appena elencati. L’attenzione, infatti, si concentra sull’espressione dell’emozione intima per mezzo dei movimenti e dell’espressione del viso. Francesco risulta avere un’individualità ben definita – al di là delle caratteristiche fisiche che mutano nel corso delle storie (ad esempio, dal volto imberbe e giovane si passa ad una barba bionda) e universalmente comprensibile.

Ritratto San Francesco Medioevo Pittura Giotto

Bibliografia: https://www.assisiofm.it/biografie-2290-1.html ; Henry Thode, Francesco d’Assisi e le origini dell’arte del Rinascimento in Italia, Roma, Donzelli, 1993; Chiara Frugoni, Francesco e l’invenzione delle stimmate. Una storia per parole e immagini fino a Bonaventura e Giotto, Torino, Einaudi, 1993.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *