Gli animali nell’arte

L’arte ti somiglia è la campagna di comunicazione del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo per promuovere i musei italiani. Uno degli spot è dedicato agli animali e mette in relazione alcune immagini tratte dal patrimonio custodito nei musei statali con quelle attuali tratte dalla vita quotidiana.

Io ho qualche riserva su questa modalità di promuovere il nostro patrimonio culturale ma … ho voluto cimentarmi su alcune rappresentazioni di animali nelle opere d’arte nei vari periodi storici cercando di contestualizzare la loro presenza. Ne sono usciti 6 esempi, non certamente esaustivi dell’argomento.

Magari ci ritornerò con altri approfondimenti o con qualche post sulla mia pagina Facebook 

I pesci nell’antica civiltà minoica

Il palazzo di Cnosso è un luogo eccezionale, risalente a 1900 anni prima di Cristo. Il complesso ospita circa 12mila persone e svolge una funzione abitativa, commerciale e religiosa.
In questo spazio polifunzionale, si riesce ancora ad osservare il modo di dipingere dei pittori dell’isola di Creta. La porta di ingresso del megaron della regina – ossia la parte più intima e solenne del palazzo – è uno splendido esempio di vivacità dei colori e della resa naturalistica dei pesci e dei delfini sulla parete.

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D’altronde, chi meglio dei cretesi conosce ed apprezza la bellezza e le risorse del mar Mediterraneo che oggi, purtroppo, appare come il mare della disperazione e della morte? Essi dispongono di una buona flotta mercantile e di difesa e sfruttano egregiamente la loro posizione geografica. Il palazzo, infatti, non ha mura o strutture difensive. I proprietari si sentono sicuri da eventuali aggressioni.

Quando si sofferma sugli elementi naturalistici, tutta la produzione pittorica micenea presenta una vivace policromia, con i toni dominanti dell’azzurro, seppur con tinte piatte e l’assenza di resa volumetrica.

L’enigma della lumaca

L’Annunciazione di Francesco Del Cossa del 1470, conservata a Dresda, reca, nella parte bassa, una lumaca. La presenza dell’animale potrebbe simboleggiare l’inesorabile lentezza con cui Dio Padre ha deciso di incarnarsi e di redimere l’umanità dopo la caduta di Adamo ed Eva.

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Francessco del Cossa, Annunciazione (Pala dell’osservanza), 1470

Secondo lo storico dell’arte Daniel Arasse, questa spiegazione non ha basi storiche convincenti. L’autore nota, infatti, che la lumaca è dipinta sul quadro, non nel quadro. Ossia è sul bordo, al confine tra lo spazio artificiale del dipinto e lo spazio reale dell’osservatore. Segna, dunque, il punto di ingresso del nostro sguardo entro il quadro.

In effetti, la posizione della lumaca è particolare perché si trova sulla stessa linea obliqua sulla quale è costruita l’intera opera e si collega idealmente alla mano dell’arcangelo Gabriele e a Dio, rappresentato in alto, a sinistra, che ha quasi perfino la stessa forma geomentrica della lumaca. L’animale avverte lo spettatore che la pala d’altare è una rappresentazione non somigliante e inadeguata dell’avvenimento rappresentato in cui l’immisurabile (Dio) si manifesta nel misurabile (il mondo terreno).

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Francessco del Cossa, particolare dell’Annunciazione (Pala dell’osservanza), 1470

Un leprotto da manuale di zoologia

Tra Quattro e Cinquecento, a dominare la scena artistica europea c’è un tedesco di nome Albrecht Dürer. Artista coltissimo e intellettuale umanista, egli decide di fare due viaggi in Italia per accrescere il proprio sapere e confrontarsi con la realtà pittorica del Veneto.
Della sua produzione di acquerelli naturalistici, fa parte il Leprotto (1502, Albertina Museum, Vienna) che sorprende per la minuziosa resa. Durer sapeva osservare, eccome!

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Sembra che abbia una lente di ingrandimento, riporta il più piccolo particolare. Nell’occhio sinistro della lepre, ad esempio, sono riflessi le finestre del suo studio.

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A cosa servono questi acquerelli? Sono degi studi, delle esercitazioni che tornano utili all’artista nel momento dell’ideazione e stesura di una nuova opera. Oggi, però, assumono un loro valore e dimostrano la facilità del tratto disegnativo di Durer.

Non stuzzicate quel gatto!

Punzecchiare con le chele di un crostaceo le orecchie di un gatto rosso per vedere l’effetto che fa sembra il miglior passatempo di due bambini dipinti dal bolognese Annibale Carracci verso il 1590.

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Annibale Carracci, Due bambini molestano un gatto, 1590 ca

L’opera rientra nelle scene di genere, in quel filone che predilige l’illustrazione della vita quotidiana ai grandi temi storici e religiosi. In effetti, Annibale, assieme ai fratelli Agostino e Ludovico, è il fondatore dell’Accademia dei Desiderosi in cui i tirocinanti sono invitati ad esercitarsi sopra il naturale, indagando la realtà nei suoi molteplici aspetti.

Eppure, c’è chi pensa che il dipinto abbia un significato moraleggiante e metta in guardia dalle possibili conseguenze di azioni sventate. D’altronde, l’azione è tutta concentrata sul momento immediatmente precedente la reazione dell’animale e le probabili risate dei bambini.

Il cane alla corte del re

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Negli anni in cui opera alla Torre de la Prada, padiglione di caccia sui monti del Pardo a nord di Madrid, Velázquez ha il compito di realizzare alcuni ritratti della famiglia reale, con i loro animali preferiti, in abiti d caccia.
Uno di questi, è il ritratto di Filippo IV, risalente al 1634-35, nella sua elegante e fiera semplicità, in una posa rilassata accompagnato dal suo cane, un mastino dal muso nero, seduto, dipinto con eccezionale semplicità e fluidità.

Velazquez è abituato a rappresentare gli animali: è un pittore di corte e la nobiltà reale spagnola possiede numerosi cavalli, cani da caccia e da compagnia, di varie razze, come un segno visibile della loro condizione economica-sociale privilegiata.

Emblematico, ad esempio, è il ritratto equestre del primo ministro del re, il duca di Olivares. Pur non essendo un membro della famiglia reale, la rappresentazione del duca a cavallo celebra il suo potere. La sua posa è un onore che generalmente viene riservato ai soli capi di stato.

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Diego Velazquez, Ritratto del duca di Olivares a cavallo, 1634

Un cane da compagnia, di piccola taglia, si trova invece nel ritratto dell’infante Filippo Prospero, figlio di Filippo IV e della regina Maria Anna, malato dalla nascita e morto ad appena quattro anni. Un cane tra i bambini si trova anche nel celebre dipinto Las Meninas.

Mamma mucca

Cosa è quest’opera se non una riflessione sulla maternità in tutte le sue forme? A dividere lo stesso umile ambiente, c’è una donna e il suo bebè addormentati e disposti accanto ad una mucca a chiazze nere con la testa infilata nella mangiatoia e un vitellino con il musetto poggiato sulla paglia dorata.
Giovanni Segantini riesce a creare una corrispondenza tra gli esseri umani ed animali attraverso la luce della lampada che contribuisce, assieme alla tecnica divisionista nella stesura del colore, ad aumentare un senso di intimità e di calore affettivo.

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Giovanni Segantini, Le due madri, 1889

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