Le parole di Giorgia Meloni contro chi sciopera a favore del popolo palestinese
Negli ultimi giorni, il dibattito politico italiano si è acceso intorno allo sciopero generale che, in Italia e in diverse nazioni europee, ha voluto esprimere solidarietà al popolo palestinese e sostegno all’iniziativa umanitaria della Flotilla diretta verso Gaza.
Le critiche del Governo
La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha commentato duramente la mobilitazione, definendola “un’iniziativa che creerà disagi agli italiani e non aiuterà i palestinesi”.
In diverse occasioni pubbliche, ha messo in dubbio “l’utilità” dello sciopero, arrivando a ironizzare sul fatto che si tratterebbe “più di un weekend lungo che di un atto politico”.

Lo sciopero come diritto e come rinuncia
Meloni provoca perché, al momento, non ha argomenti e si accorge che gran parte dell’opinione pubblica si sta sorprendentemente mobilitando per la Palestina. Evidentemente, non lo aveva messo in conto.
L’articolo 40 della Costituzione italiana (costituzione che spesso la premier par di ignorare) tutela il diritto di sciopero.
Esso non è un privilegio, ma una conquista storica, ribadito proprio con la fine del fascismo. È il frutto di decenni di lotte sindacali, sociali e civili che hanno dato voce ai lavoratori.

Scioperare significa rinunciare a una parte della propria retribuzione per affermare un principio. È una scelta consapevole, che ha un costo reale — ed è proprio quel costo a renderla autentica.
Come ricordava un recente post diventato virale su Instagram: “Chi sciopera perde le ore pagate, eppure decide di farlo perché sente che la giustizia vale più di un salario.”
In un’epoca in cui tutto sembra misurato sul profitto, fermarsi per affermare un valore umano e politico è già un atto di resistenza. Forse tutto ciò infastidisce Meloni.
Perché ha senso scioperare per Gaza
Si può discutere dell’efficacia immediata di uno sciopero, ma non del suo significato etico.
Lo sciopero non ferma i missili, ma rompe il silenzio.

È una forma di dissenso civile che dice: non accettiamo la normalità del massacro, non accettiamo che la vita umana diventi una statistica.
Le mobilitazioni che hanno attraversato l’Europa significano che la solidarietà non ha confini. Quando i governi tacciono, i cittadini parlano. Quando la politica si piega all’economia, al denaro e al potere, la società civile prova a rialzarsi.
Una lezione di cittadinanza attiva
Da docente, so che lo sciopero è anche una lezione di educazione civica: mostra ai giovani che la libertà non si eredita, si esercita.
Che partecipare è più importante che lamentarsi. Che ogni diritto, se non viene praticato, si atrofizza.
E soprattutto, che la democrazia non è solo votare: è sapere quando dire no. Forse non fermerà la guerra, ma ricorda che la pace comincia quando smettiamo di accettarla come inevitabile.
Il primo sciopero nella storia dell’arte
Nel cantiere del duomo di Firenze, in pieno Rinascimento, l’architetto Brunelleschi dovette scontrarsi con i suoi lavoratori che decisero di scioperare per richiedere migliori condizioni lavorative e garanzie nella sicurezza del cantiere. Questa storia, la racconto QUI.