Il visionario mondo di Louis Wain è un film del 2021 disponibile su Amazon Prime che mi ha incuriosito fin dal trailer perché parla di gatti.
Vedere il film mi pare un ottimo modo per avvicinarsi alla personalità artistica dell’inglese Louis Wain (1860-1939) che è stato un fantastico illustratore ed ha rivoluzionato il modo di pensare, dipingere e rappresentare i gatti.
Fu sua moglie (nonché ex governante delle sue sorelle), Emily Richardson a spingerlo a disegnare i gatti che nell’Inghilterra di metà Ottocento non erano affatto considerati degli animali da compagnia o da tener in casa. Anzi erano associati alla sfortuna e alla stregoneria.
L’inizio del successo di Wain
Nel 1884 Wain vendette il suo primo disegno che ritraeva dei gatti alla rivista Illustrated London News e, dopo due anni, in occasione delle festività natalizie, la stessa rivista pubblicò A Kitten’s Christmas Party, con decine di gatti antropomorfi che facevano festa.

Egli stesso aveva un gatto bianco e nero di nome Peter che fu di grande conforto durante l’improvvisa malattia di Richardson, stroncata repentinamente da un tumore al seno prima che il marito fu travolto dal successo.
Successo che, d’altronde, non riuscì a gestire. I suoi innumerevoli lavori, infatti, unitamente alla sua scarsa capacità imprenditoriale, non gli fruttarono abbastanza denaro per sostenere economicamente la madre e le sue quattro sorelle.
La gente amava i suoi gatti perché non erano semplicemente dei gatti; erano dei gatti che facevano cose che facevano gli umani.
I gatti umani di Wain
In effetti, nelle sue opere, i gatti ballano, giocano a cricket e vanno in bicicletta, oppure mangiano torte di nascosto, fumano sigari e bevono alcol. Pur non essendo esplicitamente disegni di satira sociale, piacevano al pubblico perché si prendevano gioco dei vizi e dei comportamenti bizzarri delle persone senza offendere direttamente nessuno. Sono, insomma, dei felini antropomorfizzati.



Tuttavia, c’è un lato oscuro di Louis Wain, basato sulle sue lotte con la salute mentale. Sebbene non gli sia mai stata diagnosticata ufficialmente la schizofrenia, l’artista ha trascorso gran parte della sua vita in istituti di cura. E non pochi critici legano questo suo stato mentale ad alcune opere feline psichedeliche o precorritrici di alcune avanguardie artistiche contemporanee.


