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Klimt e Hoffmann a palazzo Stoclet

Alle porte di Bruxelles, il palazzo Stoclet del finanziere Adolphe e della moglie Suzanne Stevens è realizzato, tra il 1905 e il 1911, dall’architetto Joseph Hoffmann con un particolare contributo di Gustav Klimt per la decorazione della sala da pranzo.

Architettura moderna e materiali pregiati

La residenza suburbana di gusto moderno è un incastro di volumi geometrici netti rivestiti, all’esterno, da pregiati marmi grigi contornati, agli angoli, da listelli in bronzo.

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Palazzo Stoclet, veduta dall’alto con giardino

Tra le altezze dei vari parallelepipedi, svetta una torre a gradoni culminante con 4 statue di atlanti che circondano una cupola traforata con foglie di alloro, una citazione della copertura del palazzo della Secessione a Vienna.

Una planimetria libera e funzionale

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La planimetria ha una conformazione libera, con stanze rettangolari, curvilinee o ottagonali in cui ogni parte corrisponde a precise esigenze di funzionalità.

In effetti, secondo le teorie dell’architetto austriaco Otto Wagner (1841-1918, il maestro degli architetti della Secessione), la funzionalità dello spazio è sinonimo di bellezza.

L’edificio, però, non ha nulla in comune con la dominante Art Nouveau europea e con i progetti di case unifamiliari altoborghesi di Bruxelles.

In effetti, i volumi geometrici e la compattezza dei blocchi contrastano con le forme ispirate al mondo naturale, in cui domina l’asimmetria e la linea sinusoidale.

Ad esempio, gli interni sono regolati da linee parallele orizzontali o verticali, esaltate dalle venature dei marmi, dalle sezioni dei diversi piani di altezza, e dai pochi colori utilizzati per le tappezzerie e le pareti.

Un’opera d’arte totale

Per il palazzo Stoclet, si parla di opera d’arte totale. Difatti, esiste una progettazione creativa globale che coinvolge l’architettura, la pittura, la decorazione, gli arredi fino alle suppellettili e agli oggetti di cucina in un unico stile. Insomma, un’opera coerente ed armonica in tutte le sue parti.

La Wiener Werkstatte al servizio di Hoffmann

Per ammobiliare il palazzo, Hoffmann si affida alla sua scuola d’arte e mestieri di Vienna, la Wiener Werkstatte, fondata assieme al pittore Moser e da lui diretta nel periodo 1905-1932.

La nascita di questa impresa ha come obiettivo la produzione di oggetti semplici, funzionali e di qualità, estremamente raffinitati. La seconda rivoluzione industriale, infatti, aveva portato ad un incremento di oggetti prodotti in modo industriale a prezzi modesti e di fattura mediocre.

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Bicchieri da vino in cristallo colorato, placcato e inciso con motivi a scacchiera o a quadratini (1905-7)

Occorre valorizzare il lavoro dell’artigiano, la fase di progettazione e di elaborazione delle idee. Nei diversi laboratori della Wiener Werkstatte, non a caso, regna l’ordine, l’igiene e la pulizia con un costante ricambio di aria per consentire ai dipendenti di lavorare in un ambiente stimolante.

La fisionomia dei prodotti sono il risultato del confronto dei lavoratori al cui servizio vi sono innovativi macchinari. Gli stessi macchinari industriali, altrove, provocano rumore, generano distrazione, indicano l’alienazione nell’attività lavorativa.

E’ meglio lavorare dieci giorni attorno ad un oggetto, che produrre dieci oggetti al giorno

è la filosofia dell’impresa di Hoffmann e Moser che si trova a Vienna, dislocata su un edificio di tre piani, tra laboratori di legatoria, oreficeria, metallurgia, pelletteria, verniciatura di mobili, studi di architettura, aule di disegno, spazi espositivi e di vendita.

La decorazione di Klimt per il palazzo Stoclet

All’interno della sala da pranzo, su tre pareti domina la decorazione di Klimt che tratta il tema delle passioni umane su pannelli a mosaico raffiguranti L’albero della vita, L’attesa e Il compimento.

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Palazzo Stoclet, sala da pranzo con tavolo e sedie per 22 commensali e credenza di ebano lucido

Oro e simbolismo: l’eredità di Ravenna

La scelta della tecnica a mosaico non è casuale. Klimt, infatti, in un viaggio in Italia nel 1903, è impressionato dallo splendore dei mosaici bizantini di Ravenna e inizia ad utilizzare l’oro negli sfondi e nei motivi decorativi.

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Klimt, L’albero della vita

I rami dell’albero, simbolo dell’interconnessione di tutte le cose del mondo e di energia vitale, riempiono lo spazio con ripetute spirali. Emergono, qua e là, come fiori dello stesso albero, gli occhi di Horus, simbolo di rigenerazione, guarigione e buona salute nella religione dell’antico Egitto.

A destra, l’Attesa è una donna di profilo la cui consistenza fisica è dissolta nelle decorazioni triangolari dell’abito. Dall’altra parte, una coppia si abbandona in un intenso abbraccio, proponendo il tema dell’armonizzazione dei conflitti e delle antitesi tra uomo-donna presente nella famosa tela de Il Bacio.

D’altronde, quest’opera racchiude l’esperienza artistica di Klimt incentrata su una visione interiore del mondo in cui prevalgono il simbolo, la spiritualità occidentale ed orientale e l’evocazione onirica.

Linee, materiali e spiritualità

Per lo stile, domina la linea elegante e sinuosa, la bidimensionalità delle forme e il preziosismo cromatico accentuato dall’uso di rame, argento, oro, corallo, pietra dura e maiolica.

Sulla parete più corta, un cavaliere evita possibili interferenze esterne negative nel giardino armonico dei pannelli principali. Si tratta di una figura fortemente stilizzata in senso geometrico, quasi astratta in cui, tuttavia, si riconosce l’elmo bianco e il mantello coloratissimo.

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Particolare della figura del cavaliere

Il sogno dell’arte totale

Il Palazzo Stoclet è la sintesi perfetta tra arte, design e architettura.
Nato dall’incontro tra Hoffmann e Klimt, rappresenta la visione più alta della Secessione Viennese: un’arte che unisce bellezza, funzione e spiritualità.
Ancora oggi, rimane un modello di eleganza moderna e di dialogo armonico tra le arti.

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