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Il Museo Egizio di Torino

Il Museo Egizio di Torino è il più antico museo del mondo dedicato interamente alla cultura egizia. E’ stato fondato nel 1824. Tra il 1903 e il 1937, gli scavi archeologici condotti in Egitto da Ernesto Schiaparelli portano a Torino circa 30.000 reperti.

Il percorso museale si articola su cinque piani espositivi. La missione principale, tuttavia, non è soltanto divulgativa: il museo, infatti, investe in formazione, ricerca scientifica, analisi e restauro.

Di seguito, ciò che mi è piaciuto di più dell’immenso patrimonio custodito.

Le stele: immagini e scrittura

Museo Egizio Torino
Stele dedicata a Amenhotep I e Ahmose Nefertari,
1292–1190 a.C.

Per stele, si intende una lastra oblunga ornata con decorazioni, bassorilievi o iscrizioni, posta su un basamento o infissa direttamente nel terreno. La stele ha una funzione celebrativa, commemorativa o funeraria. A seconda delle funzioni, varia la sua collocazione originaria.

Su di esse, è possibile riconoscere la scrittura degli egizi, detta geroglifica (dal greco hieros, “sacro”, e glyphein, “incidere”) basata su un complesso sistema di ideogrammi, cioè di simboli convenzionali che corrispondono a determinati oggetti, azioni e concetti.

Con il passare dei secoli, a ciascun ideogramma viene attribuito anche un valore fonetico, cioè è associato un suono. Si giunge così ad una combinazione di elementi ideografici, sillabici e alfabetici la cui conoscenza è riservata agli scribi, una categoria professionale privilegiata, vicina al potere e libera da lavori manuali rispetto al popolo libero e agli schiavi.

La stele rivela le caratteristiche del linguaggio pittorico egizio: l’assenza di volume e di chiaroscuro, i movimenti ripetitivi e rigidi, i colori a campiture omogenee.

Lo schema a montaggio, inoltre, rimanda alla scomposizione dell’oggetto che è raffigurato dal punto di vista che svela la forma con maggiore chiarezza. Gli occhi, ad esempio, sono visti sempre frontalmente a differenza del volto, gambe e piedi rappresentati di lato.

Le pitture: la vita quotidiana degli egizi

Per gli Egizi, dipingere significa campire, cioè riempire con il colore il contorno di una figura disegnata. I disegnatori spesso ricorrono al sistema della quadrettatura per proporzionare le figure secondo criteri prestabiliti.

Nel percorso museale, ci sono pitture a tempera su intonaco di paglia e fango staccate dalle pareti che compongono la tomba Iti e Neferun risalente al Primo Periodo Intermedio. I pigmenti sono a base minerale e l’uso dei colori è regolato da rigide norme. Ad esempio, l’incarnato degli uomini è più scuro rispetto a quello delle donne e, talora, il colore esplicita le distinzioni etniche degli abitanti del Regno.

C’è vita oltre la morte. Sarcofagi ed amuleti

La costruzione di tombe dalle dimensioni e articolazioni ambiziose dipende dalle credenze sull’aldilà. Gli egizi, infatti, credono che lo spirito del defunto sarebbe stato in grado di incarnarsi e di proseguire la vita oltre la morte.

Per tale motivo, la tomba contiene un ricco corredo funerario composto da oggetti indispensabili per la vita ultraterrena. Il corpo del defunto è imbalsamato e disposto all’interno di un sarcofago decorato. Di sarcofagi, nel museo, ce ne sono davvero tanti: una lunga galleria ne espone di tutti le dimensioni, decorazioni e periodi.

Museo Egizio Torino sarcofago
Galleria dei sarcofagi, part.

Nei vasi canopi, sono riposti gli organi interni: fegato, polmoni, intestino e stomaco. Talvolta, nella zona del cuore, è collocato il cosiddetto “scarabeo del cuore“, un grande amuleto di pietra che riporta le invocazione del Libro dei morti.

Mi hanno incuriosito gli amuleti a forma di ippopotamo, un animale pericoloso per le popolazioni che abitano a stretto contatto con il suo habitat naturale. Allo stesso tempo, però, esso è considerato una manifestazione dell’energia vitale e rigenerativa del Nilo e trova posto nei corredi funebri come stimolo alla rinascita del defunto nell’aldilà. Alle statuette, tuttavia, realizzate in maiolica o terracotta, vengono spezzate le zampe per neutralizzare i potenziali effetti distruttivi.

I vasi egizi: forme e colori per tutte le funzioni

Per le sale, ci sono un enorme quantità di vasi appartenenti ad epoche differenti e dalle più svariate forme, materiali e funzioni.

Museo Egizio Torino vasi
Giare da unguento, Nuovo Regno, 1458-1425 a.C.

Ci sono, ad esempio, unguentari in alabastro provenienti dal corredo di un alto funzionario regale nei possedimenti stranieri dell’Egitto, vissuto all’epoca di Tutmosi III.

Le iscrizioni, riempite di pigmento verde, recitano formule religiose che assicurano offerte e libertà di movimento al funzionario nell’aldilà, seguite dai suoi titoli ed epiteti, che ne sottolineano il ruolo nell’amministrazione coloniale e lo stretto rapporto col sovrano.

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