Per comprendere l’arte del V e VI sec. bisogna recarsi a Ravenna che, nel 402, diventa capitale dell’impero romano d’Occidente per decisione di Onorio.
L’imperatore, infatti, ritiene la città perfetta per la sua posizione geografica: vicina al mare e alla foce del fiume Po per soddisfare le necessità commerciali e, al contempo, circondata da una zona paludosa per prevenire gli assedi dei nemici.
D’altronde, la minaccia è seria: nel 410 i Visigoti entrano a Roma dando inizio alle invasioni barbariche nella penisola italiana. Nel 476 crolla definitivamente l’impero romano d’Occidente.
La costruzione del mausoleo
In età tardo-imperiale (V sec.), quindi, Galla Placidia, nipote di Onorio (e, dal 423, reggente dell’impero per conto del figlio minorenne Valentiniano III), ordina di costruire un mausoleo, ovvero un edificio cristiano con funzione funeraria che ospita tre grandi sarcofagi marmorei.
La pianta
La pianta dell’edificio è centrale e cruciforme con il braccio longitudinale leggermente più lungo di quello trasversale. All’incrocio dei bracci, si imposta una cupola. All’esterno, però, essa non è visibile poiché è racchiusa in un tiburio, ovvero da una struttura muraria a base quadrata con un tetto piramidale.


L’esterno e il suo significato
Le mura esterne sono in laterizio. I tetti sono coperti da tegole. Ogni braccio presenta un frontone ed è scandito da una serie di lesene (= finta colonna) ed arcate cieche a scopo decorativo. La semplicità dell’esterno dell’edificio contrasta con la ricchezza decorativa interna. Tale contrasto rimanda a un concetto religioso: la bellezza esteriore conta poco rispetto a quella interiore. Bisogna curare l’anima.
Un interno sorprendente
Ad eccezione della parte bassa, l’interno è rivestito da mosaici. Sulle superfici murarie, ci sono un’infinità di tessere di pietre, pietre dure, marmi a pasta vitrea o foglia d’oro per esaltare al massimo la luminosità degli ambienti.
La grandezza e la forma delle tessere può variare così come la loro inclinazione, in modo da riflettere al meglio la luce proveniente dalle finestre. Le tessere si collocano su una superficie resa uniforme da due strati di malta e da uno strato di intonaco.
Le decorazioni della cupola
Nella cupola interna, è raffigurato un cielo stellato su fondo blu con al centro una grande croce latina dorata. È il segno cristiano della Resurrezione proprio in un edificio dedicato alla sepoltura. Ai quattro angoli, ci sono i simboli alati degli esseri viventi dell’Apocalisse (leone, vitello, uomo, aquila).

Nei quattro lati del tamburo sono raffigurati a coppie otto Apostoli, tra cui si riconoscono Pietro e Paolo, intervallati da motivi decorativi simbolici.

Il Buon Pastore
Al di sopra della porta d’ingresso, in una lunetta, è raffigurato un giovane Gesù imberbe seduto su una roccia, con una croce, attorniato da un gregge in una ambientazione naturale. Secondo la parabola tratta dal Vangelo di Giovanni, Gesù si propone come buon Pastore, vincitore sul peccato e sulla morte. Insomma, in un luogo funebre (il mausoleo) si indica nuovamente la necessità di seguire Cristo per ottenere la resurrezione.

San Lorenzo martire
Di fronte all’ingresso, all’interno di una lunetta decorata, c’è Lorenzo che si appresta a morire, bruciato vivo su una graticola di ferro. Il santo accetta il martirio, sull’esempio di Cristo poiché è convinto che solo dalla croce può scaturire la salvezza.

D’altronde, la via per ottenere la salvezza è predicata dagli evangelisti le cui parole sono contenute nei libri sacri rappresentati all’interno di un armadio nella parte destra. Scrive Matteo, infatti: “Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua“.
Un ciclo pensato
L’intero ciclo è suggerito da Pier Crisologo, vescovo di Ravenna e consigliere di Galla Placidia tra il 426 e il 450. Le piante, i fiori, la frutta e la vite nei sottarchi indicano l’abbondanza di vita nel Paradiso di Dio. Le colombe alla fonte zampillante e i cervi che si abbeverano in una pozza alludono all’acqua vista come fonte della vita e refrigerium celeste.


Il Salmo 41, ad esempio, recita:
come i cervi anelano ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a Te, o Dio. L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente
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