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Contro il dettato

Contro il dettato a scuola, ovvero la morte della didattica.

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Francisco Goya, La scena della scuola, 1785

All’inizio di un nuovo anno scolastico, talvolta mi capita di ascoltare qualche collega docente che annuncia trionfalmente di voler cambiare metodo di insegnamento dettando i propri appunti. Sia chiaro: il dettato mortifica l’apprendimento soprattutto se utilizzato in una classe di scuola superiore con studenti adolescenti.

Tra l’altro, a fronte di una cospicua offerta di formazione professionale indirizzata perlopiù ad esplorare nuove metodologie didattiche attraverso gli strumenti dell’intelligenza artificiale, l’espediente del dettato mi sembra un agevole pretesto per mascherare la propria incapacità nella gestione del gruppo classe. Perché il dettato è soltanto una strategia (vecchia e furba) per tenere a bada lo studente, magari quello che si distrae facilmente, o fa troppe domande o, peggio ancora, ha disturbi specifici dell’apprendimento. Perchè il dettato è un atto unidirezionale che costringe lo studente a stare fermo, zitto e col capo chino a scrivere.

Insegnare pratiche di studio

ln effetti, il dettato focalizza l’attenzione sul significante (come si scrive) e non sul significato (il senso del testo), cosa che già di per sé può ostacolare un apprendimento duraturo della lingua italiana. Ancor più grave, quindi, è utilizzare il dettato credendo di poter suggerire una pratica di studio, cioè quello di prendere appunti.

“Ma gli studenti non sanno più prendere appunti!” obietterà qualcuno. “Allora insegna loro a farlo!” risponderei prontamente. Spesso, noi docenti diamo per scontato il possesso di alcune capacità da parte dei nostri studenti ma sbagliamo perché esse vanno sempre verificate (io preferisco farlo attraverso un dialogo di gruppo informale). Come si creano gli appunti di una lezione? Come si evidenziano graficamente i concetti fondamentali da quelli secondari? Perché è consigliabile creare delle mappe concettuali? Ecco, si dovrebbe partire da queste domande per dettare i tempi di un percorso scolastico.

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