Da oltre quattro mesi, in Iran si svolgono proteste e manifestazioni contro il regime estremamente conservatore del paese governato dalla la Guida suprema 84enne Ali Khamenei, cioè la figura politica e religiosa più importante.
L’Iran è ufficialmente una Repubblica islamica ma ha tratti dittatoriali che limitano alcune libertà fondamentali della popolazione secondo le norme dell’orientamento islamico più diffuso, lo sciismo.
Le prime proteste, organizzate nel Kurdistan iraniano (nel nord-ovest del paese), sono scoppiate in seguito alla controversa uccisione della 22enne Mahsa Amini, morta in carcere il 16 settembre 2022 dopo essere stata arrestata dalla polizia religiosa per non aver indossato correttamente il velo.
I gesti di protesta di donne e giovani
Ben presto, le manifestazioni di dissenso si sono diffuse in gran parte dell’Iran, coinvolgendo in particolare le studentesse universitarie e moltissimi giovani, che contestano l’oppressione del regime e il ruolo della polizia religiosa, il corpo paramilitare che si occupa di far valere le rigide regole di morale e decoro religioso in vigore nel paese.
Uno dei gesti di protesta più ricorrenti delle studentesse è quello di togliersi o dare fuoco al velo islamico (hijab), cantando slogan contro il regime teocratico.
Si è diffusa anche la consuetudine di tagliarsi in pubblico i capelli o avvicinarsi ai religiosi islamici per togliere loro il turbante e poi scappare. Questo gesto viene considerato un simbolo della rimozione del potere.


Non sono mancati i lanci di bombe molotov contro edifici religiosi e la polizia.
Le conseguenze delle proteste
Come risposta, la polizia ha iniziato a picchiare e sparare i manifestanti, torturarli e ucciderli. Grande sconcerto ha causato la condanna a morte con l’impiccagione di due ragazzi ritenuti colpevoli del reato di moharebeh, traducibile come “inimicizia contro Dio”. Le proteste hanno coinvolto anche la nazionale di calcio maschile che, agli ultimi Mondiali in Qatar, ha rinunziato a cantare l’inno nazionale.
Secondo alcune organizzazioni per i diritti umani, sono stati uccisi circa 400 manifestanti, tra cui 58 bambini, e sono state arrestate quasi 17mila persone. Almeno cinque sono state condannate a morte per aver partecipato alle proteste.
In ultimo, due blogger ventenni sono stati condannati ciascuno a dieci anni di carcere per aver ballato in pubblico.
“Women, Life, Freedom” per l’Iran
Lo slogan Woman, Life, Freedom (in persiano zan, zendegi, azadi) accompagna le proteste nelle città iraniane e nelle piazze social ed è ripreso in numerose performance ed opere artistiche.
Il grafico iraniano Jalz ha inserito lo slogan in grandi caratteri arabi sopra l’immagine della Torre Azadi, un monumento alla libertà costruito nel 1971 nella capitale Teheran.
L’immagine, inoltre, riporta la riproduzione de La danza di Matisse (1909), un’opera rivoluzionaria dell’espressionismo francese non solo per il calibrato utilizzo di soli tre colori ma per il significato di una ricerca armonica tra gli esseri umani.


Il designer Touraj Saberivand riutilizza gli elementi di alcuni capolavori della miniatura dei libri persiani accostandoli ai nuovi simboli della protesta. Ad esempio, come si vede nell’immagine sopra, al centro c’è donna con il viso oscurato da una maschera, i capelli scoperti e una mano alzata nel segno della pace. Nell’altra ha un bastone che le tiene il velo in fiamme.
Discutendo del suo lavoro, Saberivand ha citato una frase del poeta persiano del XIII secolo Sa’di Shirazi: “Se un membro è afflitto dal dolore, gli altri rimarranno a disagio“.

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