Tra i temi del genere della natura morta nella pittura europea del Seicento, si afferma la raffigurazione dei fiori, disposti generalmente all’interno di un vaso collocato su un piano orizzontale su un fondo monocromo scuro.

Gli inizi con Bosschaert
Si deve ad Ambrosius Bosschaert (1573-1621), l’inizio di composizioni di fiori “puri”, senza nessun rimando a significati religiosi.
Nel suo Vaso di fiori su davanzale di finestra (1620 ca), la nicchia si apre su un paesaggio di monti e colline che si dissolve verso il mare con vaghi contorni azzurri.
Nel vaso, si riconoscono, disposti seconda una struttura a raggiera, rose, giacinti e mughetti, e poi aquilegie, diversi tipi di tulipano, viole, anemoni, e, in cima, l’iris giallo.
La natura morta unisce fiori che sbocciano in diverse stagioni: si tratta, dunque, di una composizione ideale, una sorta di enciclopedia botanica dipinta, eseguita per le collezioni principesche.
I fiori di Jan Brueghel il Vecchio

Se Bosschaert predilige i preziosi fiori coltivati, Brueghel sceglie la rappresentazione di una miriade di fiori di campo che formano la trama dei propri dipinti.
La composizione floreale si struttura partendo da fiori proporzionalmente più piccoli in basso e si allarga con fiori sempre più grandi, in maniera opposta alle leggi estetiche della gravitazione compositiva.
La posizione della fritillaria, in alto al centro, di colore arancio, suggerisce un valore simbolico politico poiché in lingua tedesca il fiore è denominato kaiserkrone, ovvero corona imperiale e fa riferimento a Rodolfo II, difensore della confessione cattolica nella lotta contro l’Unione Evangelica dei principi protestanti agli inizi del Seicento.
L’inserimento di fragole, lamponi e more mostra la sostanziale conformità tra i fiori ornamentali e le altre piante in fiore. Nello specifico, queste piante da frutto sono simboli mariani e sono considerati il cibo dei bambini morti prematuri.
La mania dei tulipani

Ghislain de Busbecq (1522-1592) è l’ambasciatore dell’imperatore Ferdinando II d’Asburgo a Costantinopoli. Dalla Turchia, invia alcuni bulbi di tulipano per i giardini reali botanici e, in pochi anni, grazie a diversi incroci, si contano già 140 varietà.
Dagli anni Trenta, in Olanda, il mercato del tulipano assume dimensioni straordinarie. La domanda di nuovi fiori supera ben presto la loro offerta, a causa del lento ciclo riproduttivo, cosicché i prezzi delle specie più ricercate di tulipani subiscono delle continue spinte al rialzo, provocando un disastro economico per numerosi produttori ed acquirenti.
Le raffigurazioni dei tulipani, quindi, non hanno soltanto un valore estetico e culturale ma fanno riferimento anche al loro valore commerciale e si pongono come nuovo status symbol per ampie fasce della popolazione.
Significati religiosi dei fiori
Spesso, nella letteratura religiosa del tardo Medioevo, gli episodi della storia della salvezza sono metaforicamente associati ai fiori. Essi, inoltre, soddisfano il senso della bellezza e hanno un eminente significato nelle pratiche della medicina popolare.
I concetti di salvezza e salute, dunque, vanno di pari passo. L’aquilegia, ad esempio, è usata per i suoi effetti cicatrizzanti e calmanti nelle doglie del parto e si ricollega al contenuto mariologico del concepimento e nascita di Gesù.
Il doppio Vasi di fiori (1562) di Ludger tom Ring il Giovane presenta gigli bianchi e iris giallo-oro.

Sui vasi corre la scritta in latino: “In parole, in piante e in pietre è Dio“. Il detto manifesta, dunque, il nesso biblico tra l’annunciazione del Verbo e il simbolismo vegetale della salvazione. La parola pietra, poi, rimanda all’uso di minerali nelle pratiche medicinali: l’opera, infatti, è destinata a ricoprire la parete di una farmacia.
Sacre ghirlande di fiori e frutta
Il recupero del simbolismo spirituale legato al fiore è merito del pittore fiammingo e gesuita Daniel Seghers (1590-1661).


Il suo modello di quadro è costruito da uno sfondo rappresentato da un cartoccio o una nicchia di tonalità brunastre, intorno ai quali si arrampicano serti di fiori a ghirlanda con colori luminosi. L’opera diventa oggetto di culto poiché al centro si dispone, come un rilievo, l’immagine sacra.
L’impero di Filippo II
Seghers, insomma, attraverso la pittura, si impegna a ricondurre il paese al cattolicesimo recuperando il simbolismo spirituale legato al fiore. Perchè c’è questa esigenza di convertire al cattolicesimo questi territori?
Nel 1566, al posto di Carlo V, sale al trono suo figlio, Filippo II che governa un impero immenso costituito dalla Spagna, Sud Italia, il ducato di Milano, la Franca Contea, i Paesi Bassi e tutti i possedimenti che si trovano nelle Americhe. Il fulcro del suo potere resta la Castiglia, la regione spagnola in cui è cresciuto, con capitale Madrid e la religione ufficiale è quella cattolica.

In questo contesto, l’Olanda è solo una delle province governate dall’imperatore, molto distante dalla madrepatria spagnola ma con un ruolo economico nevralgico grazie all’attività bancaria e portuale di città come Anversa e Rotterdam. Dal 1530, poi, in Olanda, si insediano comunità di anabattisti e calvinisti. La diversa matrice religiosa tra la corona (cattolica) e il tessuto produttivo olandese (protestante) porta inevitabilmente a scontri e incomprensioni.
La nascita della Repubblica delle Province Unite (1581)
Le persecuzioni religiose di Filippo II e l’esagerato fiscalismo porta alla divisione delle province dei Paesi Bassi.
Al sud, 6 province costituiscono l’Unione di Arras (1579), fedeli alla corona di Spagna e di religione cattolica. Al nord, le 8 province di fede protestante formano l’Unione di Utrecht e si dichiarano indipendenti dalla monarchia spagnola. Si forma, così, una repubblica estremamente tollerante in campo religioso mettendo al bando ogni fanatismo.
