Chiara Ferragni agli Uffizi. Che orrore!

Chiara Ferragni, 33 anni, imprenditrice italiana con un patrimonio stimato di 10 milioni di dollari e 20 milioni di followers, il 18 luglio è andata agli Uffizi non come turista, ma per lavoro come modella per un servizio fotografico della rivista Vogue Hong Kong.

Le Gallerie degli Uffizi, che espone alcune delle più celebri opere di Giotto, Piero della Francesca, Raffaello, Michelangelo e Botticelli, è il museo nazionale italiano più visitato e nel 2019 si è collocato nella top ten mondiale dei musei più frequentati (4,4 milioni di visitatori contro gli oltre 10 milioni del Louvre che detiene il primato).

Le polemiche

Quando c’è di mezzo Ferragni, tuttavia, non mancano le polemiche anche perché il profilo Instagram del museo ha dato risalto alla sua presenza celebrandola come la nuova Venere, “un mito con milioni di followers, una sorta di divinità contemporanea nell’era dei social”.

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Ieri ed oggi … I canoni estetici cambiano nel corso dei secoli. L’ideale femminile della donna con i capelli biondi e la pelle diafana è un tipico ideale in voga nel Rinascimento. Magistralmente espresso alla fine del '400 da #SandroBotticelli nella Nascita di #Venere attraverso il volto probabilmente identificato con quello della bellissima Simonetta Vespucci, sua contemporanea. Una nobildonna di origine genovese, amata da Giuliano de’Medici, fratello minore di Lorenzo il Magnifico e idolatrata da Sandro Botticelli, tanto da diventarne sua Musa ispiratrice. Ai giorni nostri l’italiana Chiara Ferragni, nata a Cremona, incarna un mito per milioni di followers -una sorta di divinità contemporanea nell’era dei social – Il mito di Chiara Ferragni, diviso fra feroci detrattori e impavidi sostenitori, è un fenomeno sociologico che raccoglie milioni di seguaci in tutto il mondo, fotografando un’istantanea del nostro tempo. 🌍ENG: Beauty standards change in the course of time. The female ideal of a blonde- haired woman with diaphanous skin is a very common beauty model in the Renaissance. Masterfully expressed by the Florentine Sandro Botticelli in The birth of Venus maybe portraying the face of one of his contemporary, Simonetta Vespucci. A beautiful noble woman, of Genoese origin, beloved by Giuliano de’ Medici, the younger brother of Lorenzo the Magnificent ; she was so worshiped by Sandro Botticelli that she became his muse. Nowadays, Chiara Ferragni, born in Cremona, embodies a role model for millions of followers – a sort of contemporary divinity in the era of social media – The myth and the story of Chiara Ferragni, argued by harsh critics and supported by faithful fans, is a real sociological phenomenon that involves millions of supporter worldwide and it can undoubtedly be considered a snap-shot of our time.

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Ed è proprio da questo post (e dalla manipolazione che il museo ha fatto della presenza della modella) che è scaturita la polemica sintetizzabile nel commento di una docente di storia dell’arte di Milano, Elisabetta Casotti:

Davvero gli Uffizi hanno bisogno della Ferragni per promuovere l’arte? Il tutto ammantato da parole che vorrebbero pure fornire spunti di riflessioni importanti. Il mito della Ferragni paragonato al mito antico? Ma sappiamo cosa è il mito antico? Sappiamo che il mito è insegnamento e cosa incarna la Venere di Botticelli? Si parla di Humanitas, di amore spirituale secondo l’interpretazione neoplatonica dell’esistenza umana. Cosa ci insegna il mito della Ferragni? L’ideale di bellezza della Ferragni è terreno non di certo spirituale. Si occupa di moda e di sponsorizzare cose da far vendere alle grandi case di moda. Si occupa di far accumulare oggetti che vengono sostituiti ad ogni cambio di stagione. In effetti, la connessione c’è ma per antitesi. E non me ne vanterei di certo. L’arte la si promuove facendone comprendere il senso. Questo modo di pubblicizzare di certo strizza l’occhio alle nuove generazioni ma non le rende consapevoli. I giovani sono migliori di questo modo di narrare superficiale che vuole mirare solo allo sbigliettamento e non a una conoscenza davvero consapevole del patrimonio culturale. I giovani meritano di essere trattati in maniera differente. Ps: che poi gli Uffizi hanno copiato i Vaticani alla fine. Nella cappella Sistina, dove la Ferragni ha potuto farsi delle belle foto in posa, a noi, comuni turisti, non viene permesso di fare neppure un minuscolo scatto (e non di certo per ragioni conservative). Cari supermegadirettori, impegnatevi di più. Avete un compito importante. Non basta una foto con l’influencer di turno per fare ciò per cui venite pagati. Ripassate l’insegnamento della Wittgens che è riuscita a parlare ai giovani di allora senza svendere il valore del suo museo.

Ancora più duro il commento dello storico dell’arte Tomaso Montanari che giudica il post culturalmente miserabile, e indegno di una istituzione culturale pubblica:

E non certo perché dissacri alcunché (Botticelli, il Rinascimento o la Vespucci), ma perché pratica un uso fuorviante e distruttivo del passato, che viene ridotto a controfigura del presente. La conoscenza della storia e dell’arte serve a nutrire un pensiero critico che aiuti, specie i più giovani, a prendere le distanze dal presente in cui siamo immersi. I musei, e in generale il patrimonio culturale, sono una finestra attraverso cui conoscere altri mondi, profondamente diversi dal nostro per costumi e valori. Ma se diciamo che la Ferragni è come la Vespucci, trasformiamo quella finestra in uno specchio, che rimanda ossessivamente i nostri tic, le nostre scale di valori, il nostro divorante presente. Diciamo che tutto è identico, invece di capire che tutto è diverso. Questo è il punto: gli Uffizi che cavalcano la fama social della Ferragni non portano la cultura alla massa (come dicono di voler fare), ma fanno esattamente il contrario, banalizzando anche Botticelli in un tormentone da social. Molti adolescenti sarebbero corsi agli Uffizi per vedere la Ferragni, ma neanche uno andrà a visitare gli Uffizi perché c’è stata la Ferragni. Così gli Uffizi diventano esattamente quello che hanno scelto di essere: lo sfondo (momentaneo) di una influencer.

La difesa degli Uffizi

Il direttore degli Uffizi, Eike Schmidt, difende la scelta specificando che “il museo non ha bisogno di Chiara Ferragni, né Chiara Ferragni degli Uffizi. L’importante è creare un crossover, innescare un confronto“. Per crossover, il direttore, evidentemente, intende l’unione di due cose differenti in un’unica narrazione riconoscendo, implicitamente, la distanza di contesto e linguaggi tra i due mondi.

Riferendosi ad alcuni attacchi personali diretti a Ferragni da parte di molti utenti (la sciocchezza sui social, ahimè, non ha limiti!) Schmidt rincara la dose dichiarando che “il mondo della cultura è pieno di maschilismo, oltre che del “puzzalnasismo” di chi si sente un’élite esclusiva“.

Siamo stati fra i primi musei a sbarcare su TikTok e oggi in molti, nel mondo, ci stanno seguendo. In generale, quello dei giovani è un problema che ci ponevamo anche prima, per esempio quando abbiamo invitato le star del festival Firenze Rocks a visitare i nostri musei. Il nostro obiettivo, però, non è soltanto economico. Noi abbiamo una visione democratica del museo: le nostre collezioni appartengono a tutti, non solo a un’autoproclamata élite culturale, ma soprattutto alle giovani generazioni. Anche perché, se i giovani non stabiliscono oggi una relazione col patrimonio culturale, è improbabile che in futuro, quando saranno loro i nuovi amministratori, vorranno investire in cultura. Per questo è importante usare il loro linguaggio, intercettare la loro ironia e il loro potenziale creativo.

A favore dell’operazione, si schiera anche l’archeologo Giuliano Volpe, presidente emerito del Consiglio superiore dei Beni culturali e paesaggistici, intrecciando, (a mio parere) in maniera grave per una persona che ricopre un ruolo all’interno di pubbliche istituzioni, gli aspetti comunicativi e promozionali dei musei italiani con gli attacchi sessisti dei soliti cretini da tastiera. Per farsi un’idea, ecco l’intervento pubblicato dall’HuffPost Italia dal titolo Chiara Ferragni agli Uffizi. Qual è il problema?

Facciamo chiarezza …

A me pare che la vicenda tocchi più punti che cerco di sintetizzare, tralasciando volutamente gli attacchi alla modella che denotano, ribadisco, la presenza di spaventose campagne d’odio sui social.

L’aspetto storico-artistico

Come ho già riportato, il paragone Ferragni-Venere e l’errata attualizzazione del mito sono state una scelta sbagliata dal punto di vista disciplinare. Tanto è vero che, alcuni giorni dopo, il profilo Instagram degli Uffizi ha dedicato un post a La nascita di Venere di Botticelli che, a molti, è sembrato la riparazione di un errore.

Botticelli nascita di Venere Uffizi
Botticelli, La nascita di Venere, 1485-86

L’aspetto economico

Gli Uffizi sono un museo statale mantenuto con i soldi dei cittadini. Quanto ha pagato la Ferragni agli Uffizi per utilizzarli come sfondo del suo servizio fotografico e che l’ha vista usare il museo in privilegiata solitudine? È evidente che, trattandosi di una iniziativa commerciale a scopo di lucro, funzionale a una straordinaria macchina da soldi (la Ferragni), il prezzo deve essere stato almeno a cinque zeri. Credo che i musei di Stato dovrebbero sempre render pubblica questa informazione: per farci almeno sapere quale prezzo ha il privilegio dell’uso esclusivo dei nostri beni comuni (la domanda è posta da Montanari nell’articolo sopra citato). Una cosa è chiara: è la Ferragni a sfruttare gli Uffizi, e non il contrario.

ferragni uffizi firenze
La sala degli Uffizi con il Tondo Doni di Michelangelo (da finestresullarte.info)

Tuttavia, l’ufficio stampa delle Gallerie degli Uffizi conferma che Chiara Ferragni si è recata al museo in orario di chiusura al pubblico, e di conseguenza il set allestito per l’imprenditrice non ha minimamente inficiato la possibilità, da parte del pubblico, di poter ammirare le opere della galleria. Inoltre, il committente del servizio fotografico, ovvero la rivista Vogue, ha pagato un regolare canone (non si conosce la cifra) concordato con contratto di concessione, come si fa sempre in questi casi, in accordo con le norme del Codice dei Beni Culturali.

All’articolo 106, infatti, il Codice stabilisce infatti che “lo Stato, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali possono concedere l’uso dei beni culturali che abbiano in consegna, per finalità compatibili con la loro destinazione culturale, a singoli richiedenti”, e che il Ministero “determina il canone dovuto e adotta il relativo provvedimento”.

Il problema promozionale

L’Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali sostiene che i musei italiani sono impacciati nella comunicazione esterna e nell’utilizzo dei servizi digitali sia online che onsite. Il mancato o lo scarso uso qualitativo e quantitativo di questi strumenti è apparso evidente durante il periodo di lockdown quando c’è stata un’elevata produzione digitale per colmare le distanze fisiche.

Andrea Prosperi evidenzia come il profilo instagram degli Uffizi abbia avuto una crescita 10 volte maggiore rispetto a quella giornaliera nelle ore successive alla pubblicazione del post sulla Ferragni. Al contrario, per Angelo Bruscino, l’operazione Ferragni-Uffizi è un mordi e fuggi ideato per promuovere un modello turistico poco profondo. In sostanza, una vetrina per ottenere un immediato riscontro, ma poco efficace se si punta invece ad influenzare veramente il viaggiatore.

Il rapporto con il museo: due casi famosi

Nello stesso periodo delle polemiche sulla Ferragni agli Uffizi, il cantante Mahmood ha girato a petto nudo il videoclip della canzone Dorado nella sala delle sculture e delle sfingi del Museo Egizio di Torino.

Ben più noto è il videoclip di Apeshit realizzato nel Louvre di Parigi dalla coppia Beyoncé e Jay-Z per il lancio del primo singolo dell’album Everything Is Love (2018). Le due pop-star mondiali si aggirano tra la Venere di Milo, la Nike di Samotracia, Il Giuramento degli Orazi di Jacques Louis David e la Gioconda di Leonardo da Vinci.

Non mancano i riferimenti alla predominanza culturale bianca delle opere conservate nel museo: i due musicisti e un gruppo di ballerine nere sembrano in questo senso rivendicare un diritto di presenza troppo a lungo negato. Non a caso, sul finale appare più volte il Ritratto di negra di Marie-Guillemine Benoist (1800), un dipinto realizzato sei anni dopo l’abolizione della schiavitù che rappresenta una donna nera per la prima volta non nelle vesti di subordinata, ma nella sua personale e gloriosa bellezza.

2 commenti su “Chiara Ferragni agli Uffizi. Che orrore!”

  1. Comunque la puzza sotto al naso dimostra di averla chi ha chiesto un aumento di stipendio per dirigere gli Uffizi (il precedente direttore guadagnava molto meno). La puzza sotto al naso ce l’ha chi vuol far pagare 40 euro per il corridoio vasariano, rendendolo un luogo per élite.

    Ottima analisi. Grande!

    Per quanto concerne i video musicali, Un precedente storico è rappresentato anche da Jovanotti per il video girato nella sala dei giganti di Giulio Romano (geniale!).

    Poi c’è stato anche chi canta la dimensione umana dell’arte come Caparezza per Van Gogh. Sono certa che la sua musica ha condotto molti giovani verso l’arte del tormentato Vincent. Ma appunto, lì c’è la comprensione del messaggio.

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