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Il Cappellone di S. Cataldo, il cuore barocco di Taranto

Ci sono luoghi in cui la storia di una città prende forma nella materia stessa dell’arte; luoghi che non si limitano a custodire un culto. Il Cappellone di San Cataldo, nella cattedrale di Taranto, è uno di questi: un trionfo barocco che racconta la fede di un’intera comunità.

Un contesto meridionale barocco

Nel XVII secolo Taranto faceva parte del Regno di Napoli, governato dalla monarchia spagnola. È in questo quadro politico e culturale che si sviluppa il linguaggio barocco pensato per stupire, persuadere, parlare ai sensi del fedele. Le linee curve, le superfici mosse, la ricchezza decorativa diventano strumenti teologici e teatrali insieme, capaci di condurre lo spettatore verso la contemplazione.

pianta cattedrale san Cataldo Taranto

La cattedrale romanica di Taranto, nel cuore della città vecchia, accoglie sul lato destro del presbiterio il Cappellone, articolato in due ambienti successivi:

  • un primo spazio quadrangolare funge da vestibolo,
  • mentre un secondo ambiente ellittico (figura prediletta dal Barocco per i suoi effetti prospettici) introduce alla piena meraviglia scenografica.
San Cataldo Taranto cattedrale

Perché nasce il Cappellone?

Il Cappellone viene progettato per accogliere le reliquie di San Cataldo, vescovo irlandese e patrono della città.

Nell’ambiente ellittico, sopra l’altare maggiore, una nicchia monumentale custodisce la preziosa statua argentea del Santo, portata in processione ogni 10 maggio.

L’intero spazio è pensato come un omaggio alla sua memoria: santi e angeli orientano lo sguardo verso il centro del culto cittadino.

In effetti, l’intento dei committenti, esplicitato dalle scelte artistiche, era chiaro: creare un luogo che suscitasse stupore – un vero effetto meraviglia – e al tempo stesso indirizzasse alla devozione e alla preghiera.

Il cantiere di Cosimo Fanzago

I lavori iniziano nel 1657-58 sotto il vescovo Tommaso Caracciolo. La tradizione attribuisce il progetto a Cosimo Fanzago, uno dei maggiori protagonisti del Barocco napoletano. Sebbene manchi una firma documentaria, alcuni indizi stilistici sono inequivocabili:

  • la punta lanceolata, motivo a foglia affusolata ricorrente nelle sue opere;
  • l’uso del bardiglio, un marmo grigio cristallino tipico dei suoi cantieri

Il Cappellone è interamente rivestito di marmi provenienti da Massa Carrara, trasportati via mare fin nel porto di Taranto. Lo stesso altare maggiore viene realizzato da un maestro carrarese, Giovanni Lombardelli, che si definiva “marmoraio” e ricevette per l’opera 2000 ducati.

L’altare maggiore: pietre, simboli e stemmi

Il paliotto dell’altare maggiore è un vero piccolo trattato di arte lapidea: tre tondi marmorei racchiudono, lateralmente, vasi di fiori e, al centro, una croce in lapislazzuli.

San Cataldo Taranto cattedrale cappellone

Ai lati compaiono gli stemmi della città di Taranto e del vescovo Caracciolo.

Sopra il tabernacolo, invece, lo stemma del vescovo Pignatelli – con le celebri “pignate” – che arricchì ulteriormente l’altare con due putti in marmo bianco, seduti sulla cornice superiore e reggenti dei portacandele.

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Il Settecento: Raguzzino e le sculture di Sanmartino

Alla fine del Seicento il cantiere passa nelle mani di Antonio Raguzzino, che introduce nuove figurazioni: conchiglie, cornucopie, fauni, mascheroni. Il portale d’ingresso, con arco spezzato e cherubini scolpiti, testimonia questa ulteriore fase decorativa.

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Nel 1772 arriva l’intervento più spettacolare: sei statue di santi scolpite da Giuseppe Sanmartino, l’autore del celebre Cristo Velato di Napoli. Le figure più imponenti sono quelle di san Domenico e san Francesco d’Assisi, collocate nelle nicchie centrali dei lati lunghi dell’ellisse. Seguono i santi Filippo Neri, Francesco di Paola, Irene e Teresa d’Avila, ognuno riconoscibile dai propri attributi iconografici.

Altre statue – tra cui san Giovanni Battista, san Pietro, san Marco e san Sebastiano – sono invece opera di Giuseppe Pagano (1804), che nello stesso periodo lavorò anche a Pulsano. Nel vestibolo, infine, trovano posto san Giuseppe con il Bambinello e san Giovanni Gualberto.

La Gloria di Cataldo: la cupola di Paolo De Matteis

Nel 1714 il pittore Paolo De Matteis dipinge sulla cupola la Gloria di San Cataldo, mentre nel tamburo inserisce sette episodi della vita del Santo. Le figure della Trinità, circondate da angeli e santi, si stagliano in un cielo aperto, dove la Madonna accoglie Cataldo nel regno celeste.

L’affresco gioca con un’illusione ottica spettacolare: le architetture sembrano dissolversi, lasciando il fedele “a cielo aperto”, come se il Cappellone fosse una soglia tra Terra e Cielo.

Una sintesi di fede, identità e arte meridionale

Il Cappellone di San Cataldo non è solo un monumento barocco: è un atto d’amore della città verso il suo patrono e verso la propria identità. Un’opera collettiva che riflette la complessità e la ricchezza culturale della Taranto secentesca e settecentesca.

Ancora oggi, entrando in quel trionfo di marmi e colori, si percepisce intatto il messaggio originario: meraviglia e contemplazione, stupore e devozione. Il linguaggio del Barocco, a distanza di secoli, continua a parlare.

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